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Spinta in avanti..

22 Gen
Spinta in avanti..

Stavo riflettendo sul tempo perso..

La retorica sul valore del tempo si spreca e io non posso permettermi ne’ di essere retorica ne’ di perdere tempo!

Ho trascorso una notte insonne… l’ansia di non essere libera dalla malattia.. il bisogno di credere nel presente e … nel futuro.

Il potermi immergere nell’amore per mia figlia, per  la mia famiglia, per le tante amiche vicine…

Il potere progettare una raccolta fondi per sentirmi utile..

Il potere progettare la festa del mio compleanno per coccolarmi.

Il potere sperare di dimostrare dignità lavorativa   e  che “ci sono” nel senso che posso, adeguatamente supportata,  essere utile ancora a qualcuno.

Il potere sperare di non dovere ogni volta dimostrare che posso lavorare anche se con ritmi flessibili… senza dovere sempre ricordare -umiliandomi- che ho una patologia di grave handicap.

Sono una persona modestamente ambiziosa, che per anni ha gestito.. bene/male.. non so… un Ufficio (integrazione disabili… sembra uno scherzo, vero?) che ho amato fortemente, dando tutto quello che potevo (per il servizio e… perché no, anche per soddisfazione personale).

Ricordo con dolce malinconia le ricerche fatte, i convegni progettati, le pubblicazioni, l’attività di relatrice ai convegni..

Che periodo meraviglioso..

 Sentivo la vita scorrere dentro di me!

Poi l’avventura dell’insegnamento agli stranieri, una nuova attività che  si è rivelata  stupenda.
Questo nel recente passato.

Ora, la gestione di un progetto,  che deve portare a uniformare gli standard di qualità dell’insegnamento della lingua italiana tra i soggetti pubblici e privati che erogano tale servizio e a formare i relativi insegnanti…

Un’altra meravigliosa avventura.

 Che PERO’per diversi motivi ha incontrato opposizioni..

Di leadership? di permalosità? Non so.. a me viene costantemente detto che non sono io il problema ma di come è nato il progetto…

Quindi non è il progetto in discussione… MA SI PUO’?

Quante notti insonni a chiedermi perché di fronte ad una opportunità, qualcuno si trincera dietro al burocratese più squallido..

Perché?

Perché mettermi nelle condizioni di isolamento, perché?

Perché mettermi nelle condizioni di grande umiliazione, personale e professionale?

Perchè , di fatto, non farmi lavorare?

Perché?

Domande fatte di persona ovviamente… ma senza risposta!! Se non con sorrisi velenosissimi.

E sono trascorsi mesi!

 Nel frattempo mi barcameno tra i dolori quotidiani dovuti al malassorbimento, la dumping, i cali glicemici  e la voglia di tornare “alla mia vita”

Privata  e lavorativa.

Mi barcameno tra il bisogno  di mangiare e la voglia di non farlo.

Perché mangiare per me è dolore.

Si, dolore.. nonostante mi alimenti ancora con pappette e omogeneizzati!

La mia giuntura infatti si è stretta e per quanto ogni tanto vada dal chirurgo gastrenterologo ad aprirla il lume è meno di un cm… un mignolino…

Ovvio che non passi molto cibo..

Mi barcameno nella gestione del tempo perché devo mangiare lentamente ( perdo circa 2 ore, 2 ore e mezzo) e senza potere parlare perché se entra aria… oltre al dolore, di mangiare proprio per qualche ora non se ne parla più…

Giustificare che dopo pranzo NON posso esser subito operativa… ho bisogno almeno di un’ora….

Giustificare una stanchezza che NON si vede ma che è legata alla mia patologia..

Che dire?

 

Scrivo queste cose andando oltre il normale riserbo perché…. Sono stufaaaaaaaaaaaa.

Non so se ora migliorerà la situazione, intanto sono stati buttati via MESI della mia vita lavorativa intrinseca alla mia VITA!!

Ci sono giorni in cui il dolore è ancora più forte e sono i giorni in cui ho avuto una riunione con persone con cui lavoravo “prima” e che ora si sono trovati davanti un essere che ha lo stesso nome  ma non è più la stessa persona.

Perché subire queste vessazioni?

 Perché mi sono ammalata?

Sarebbe meglio allora chiedere il pensionamento.. stare a casa… a 52 anni.. e fare pagare allo stato sia la mia pensione sia lo stipendio relativo al mio posto in organico? … per me che, come tanti oncologici, vede nel lavoro un riscatto dalla malattia, per lo stato che deve sborsare due volte uno stipendio… non ci sono parole…

E lo STATO siamo noi… mannaggia!!!!

 Ho parlato di ambizione.. non sono solo ambiziosa, sono anche modestamente orgogliosa, un orgoglio che mi spinge comunque a provare, a sperimentare. A riprovare e a risperimentare.

Che  mi spinge ad uscire anche quando il mio fisico si ribella…
perché questa è VITA.

 Se ripenso alle notti insonni, al dolore psicologico provato e che provo ogni volta che oltrepasso la soglia della scuola… la rabbia sale…

E come mi è stato detto… di rabbia si nutrono i tumori…

 Puah…

Credo che oggi cercherò di rischiarare il buio che sento dentro.. andando al cinema con la mia amica Donatella a  vedere un film lieve lieve..

E forse avrò una spinta in più per combattere per il diritto al lavor, per il diritto al rispetto personale e professionale.

Che la mia battaglia possa servire ad aprire spiragli nel chiuso del menefreghismo.

Chissà.

So che sarebbe bene pensare e scrivere positivo ma … non sono un robot e una sana rabbia credo vada declinata, dichiarata e combattuta… anche attraverso un blog.

Perché lavorare, dopo una malattia importante, convivendo con danni metabolici importanti… è un diritto.

E non trovo giusto tacere  di fronte a palesi inutili soprusi.

Un sorriso, Claudia e passo dopo passo, faticosamente,  forse potrai risalire la china… aspettando il prossimo esame… ovviamente

 

 

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8 commenti

Pubblicato da su 22 gennaio 2012 in Amicizia, Handicap, Lavoro, Salute

 

8 risposte a “Spinta in avanti..

  1. Rita

    22 gennaio 2012 at 17:53

    Che dire Claudia: hai fatto un’analisi chiara, nelle sue problematiche, non semplici e non di pronta soluzione; hai manifestato il Tuo, lecito, malessere e alla fine Ti sei data la “spinta” praticamente da sola. Certo che devi scrivere sul blog quello che Ti senti di scrivere: diversamente che senso avrebbe? Noi tutti vorremmo leggere e scrivere positivo, ma non sempre è possibile farlo e se scrivere, comunque, ci fa star meglio, ben venga. Credo altresì che una sana rabbia, come la definisci Tu, sia meglio di in un’insana apatia: è, come dire, una forma di reazione e non un subire passivamente. Quindi Claudia, concordo pienamente: con il sorriso quando viene, con la rabbia quando sale… passo dopo passo, ma con coraggio e determinazione. Una spintarella, anche se virtuale, vorrei poterteLa dare anche io….un abbraccione. rita

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  2. timenn

    23 gennaio 2012 at 7:38

    Rita, spero questa spinta di riuscire davvero a darmela.
    Trovo cosi triste costruire dei falsi problemi che strada facendo davvero minano l’animo umano.
    Che voglia di sorridere….

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  3. ziacris1

    23 gennaio 2012 at 14:07

    Un freddo nero-sù-bianco di come è la vita post tumore, si viene sempre guardate come “malate, non c’è rispetto per i tempi , come se il fare tutto presto fosse sinonimo di “bene”

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    • claudia

      26 gennaio 2012 at 7:35

      Cara ZiaCris, sono stufa di essere presa in giro… stufa di una situazione umiliante e derivante da una malattia….Stufa.
      Ma armata… ancora..
      Un delicato abbraccio, Claudia

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  4. Rosie

    23 gennaio 2012 at 15:14

    Oggi ho acceso il pc per scrivere un post con degli sfoghi per la vita dopo il cancro allo stomaco, perché ci sono momenti in cui pesa davvero tanto, e vedo che anche tu hai scritto con lo stesso stato d’animo.
    Ti auguro di risolvere questi problemi di lavoro che ti tormentano e che peggiorano la situazione psicologica di una persona che si trova a fare i conti già con una realtà dura da accettare, senza dover aggiungere pure i problemi creati all’esterno da persone che non riescono a comprendere il tuo valore.
    Un abbraccio

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  5. claudia

    24 gennaio 2012 at 8:29

    Cara Rosie, non è facile…
    Non è facile combattere, oltre che con la malattia, anche con le chiusure mentali di chi ci vorrebbe belli, biondi, con gli occhi azurri e sani…
    Ma tantè… continuerò, come ho sempre fatto (prima e dopo) a combattere per i diritti di tutti. Di tutti anche di chi ha i capelli scuri, non è bella e non è sana!!!
    Un abbraccio

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  6. wolkerina

    28 gennaio 2012 at 14:47

    una rabbia sana e legittima la tua, Claudia! non arrenderti, continua a lottare, forse il tuo dolore e la tua determinazione alla fine porteranno dei benefici non solo a te ma anche ad altri. un forte abbraccio

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  7. claudia

    29 gennaio 2012 at 6:33

    Cara amica, mi sembra davvero demenziale dovere combattere “anche” con il diritto al lavoro dignitoso.
    Se ripenso alla grande fatica quotidiana che ho fatto, negli anni, per diventare la lavoratrivce che sono… beh, non sarà certo la malattia ad annullare tutto no? Però che fatica…
    Un abbraccio forte forte.

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