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Archivi categoria: Handicap

Proponimenti e progetti

Vivere senza stomaco si può!, questo è il nome dell’Associazione che seguo, unitamente a tre amici, con tanta passione.

Vivere senza stomaco?

Posso vivere senza stomaco? Si che posso… ma quanta fatica..

Una fatica invisibile, inascoltata, sommersa.

Perché mica ci piace, quando si arriva al lavoro un pochino tardi, dovere spiegare (con un filino di umiliazione) che dopo mangiato, in un lasso di tempo moooolto lungo perché il nostro  ”stomaco” ha un lume stretto (il mio di 1cm … quindi si intasa velocemente e spesso ci si deve  fermare  per dolore, e che  grazie alla dumping e alla contaminazìone batterica bisogna avere il bagno… a vista.

Che dopo mezz’ora dalla colazione ci si deve stendere  perché la glicemia sale a 300 e dopo un’ora circa a 40.

E che solo quando, finalmente, si è superato questo percorso ad ostacoli, allora sì che si può uscire di casa e fare iniziare la  giornata lavorativa.

Tutte le sante mattine.

E qui dovrebbe iniziare il buon giorno, un buon giorno che ci  vede già stanchi (perché ci si  alza molto presto per poter completare tutta la trafila elencata.

Ma ci si  trucca, ci si  veste “colorati” perché lavorare è importante, perché lavorare ci  fa sentire vivi, perché lavorare ci fa sentire utili.

E cosa troviamo in genere in ambiente lavorativo? Indifferenza. Per carità, meglio l’indifferenza della pena… ma una sana comprensione no?

Abbiamo tanti problemi, noi gastrectomizzati. E nel tempo ci siamo accorti, senza presunzione, che anche i medici generici non conoscono bene tutti  i danni metabolici derivanti dalla mancanza dello stomaco.

La nostra Associazione nasce proprio, anche, con questo intento: divulgare le nostre problematiche e cercare sostegno per superarle.

Fortunatamente siamo entrati in contatto con i medici che aderiscono al GIRCG … da ringraziare a vita … per l’impegno e la professionalità con cui si prodigano nei nostri confronti.

Del tutto casualmente mi era stato detto che ad Aviano era attivo un servizio denominato “lungo viventi” e che trattava specificatamente del tumore allo stomaco. Dopo innumerevoli telefonate finalmente riesco a parlare con la dott.ssa di riferimento chee mi dice… no signora, noi trattiamo il fallow up, punto. Provi a Rozzano oppure a Siracusa. E così mi appresto a fare. Anche qui lunga trafila telefonica per sentirmi dire, dopo aver argomentato la mia richiesta (come Associazione): ma signora, siete in pochi.

Ammazzate mi sono detta

Ma dimmi qualche cosa d’altro, no?????!!!

Va bene, ripartiamo da qui.

La statistica, purtroppo non riporta grandi sopravvivenze dopo i 5 anni, legate soprattutto al fatto che non esiste in Italia, prevenzione, e che il tumore allo stomaco (in genere silente), viene scoperto tardi.

E che per sua natura, in genere è aggressivo.

Quindi tre  ordini di problemi: la prevenzione, la cura, la qualità di vita….

Sulla prevenzione, con l’IRST di Meldola si era fatto un ragionamento… vediamo.

Sulla CURA, si spera di potere riuscire a supportare l’Associazione GIRCG, in quanto i loro Centri garantiscono un approccio terapeutico multidisciplinare, praticamente sconosciuto in molte realtà italiane ma soprattutto ad alta rotazione. E i pazienti DEVONO essere informati rispetto a quali standard di qualità terapeutica hanno diritto. A che cosa sono tenuti a trovare nella realtà ospedaliera, una volta che viene loro diagnosticato un tumore allo stomaco. Se alcuni centri ci sono riusciti, vuol dire CHE SI PUO’ FARE. E ci batteremo per questo. Ci batteremo per far sì che sempre più frequentemente noi malati ci si possa rivolgere in Centri ad alta rotazione, dove, il tumore allo stomaco … lo conoscono.

Sulla qualità della vita… ecco qui si apre una voragine.

Dalle informazioni che sono riuscita a reperire mancano specifici dettagliati e aggiornati studi… e qui dobbiamo cominciare a rendere noti i nostri problemi.

Soprattutto a chi poi deve decidere della nostra vita lavorativa (commissioni mediche), con le percentuali di invalidità, soprattutto per la politica che deve decidere se è giusto NON riconoscerci come soggetti con problemi invalidanti. Ad esempio gli sbalzi glicemici, per i quali la verifica del tasso glicemico deve essere effettuata più volte al giorno  totalmente a carico del paziente, come avviene ora.

Questo sembra un post principalmente di rivendicazione. No, è un post di rabbia.

Perché sono una “normale” persona e quindi la rabbia, se non la disperazione di certi momenti, fa parte anche della mia vita.

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Pubblicato da su 21 gennaio 2015 in Aspetttive, Associazione, cancro, Handicap, Invalidità, Lavoro

 

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Mare e decisioni

Sono al mare… Maria e Giorgio a Ferrara… e io qui, con Max.

Adoro il mare.

Adoro il sole sulla pelle, adoro i piedi sul bagnasciuga…

Adoro il mare!!!

Felice? Mica tanto…

Davanti a me un invitante piatto con zucchine al vapore (in poltiglia ma molto saporite) ricoperte con il formaggio che con il calore si è sciolto… Una meraviglia: saporito e “cremoso”.

Il primo boccone scende quasi normalmente il secondo con maggiore difficoltà… con il terzo sto combattendo. Salire o scendere? Intanto il mio monconcino si  dibatte e fa male. Allora accendo il pc e aspetto ….

Uffa…

Riguardo le mie zucchine e mi assale la solita domanda: perché?

Ho fatto un numero improponibile di dilatazioni.. senza avere grandi risultati. Due settimane fa l’ennesima brutta e inaspettata notizia.

Vado al S. Orsola di Bologna, dal mio gastroenterologo, nonché angelo custode. Arrivo e lo trovo ad attendermi all’ingresso. Insieme andiamo nel reparto dove fanno le dilatazioni. Attendo e con la solita apprensione cerco di convincermi che non sentirò nulla e che non ci sono pericoli.

Solite domande di rito, mi svesto, do il braccio e comincio a sentire il torpore… e nulla più… Che strano…

E infatti NON MI HANNO FATTO LA DILATAZIONE. Il mio moncone è diventato duro come il cemento e quindi le tecniche in uso non servono più a nulla. Parole testuali.

La lacrima è scesa… impossibile trattenerla.

Ricordo bene che a gennaio quando mi sono operata e il chirurgo ha cercato di rimuovere il moncone… ha deciso che era troppo rischioso procedere.. Allora????????

Allora, la proposta è stata quella di entrare, per via endoscopica, tagliare in quattro, cinque punti il moncone e solo in quel momento provare a dilatare. Ovviamente con ricovero ospedaliero.

Ci sto pensando.

Mi hanno detto di farla quando mi sento pronta… il che vuol dire … quando non ne potrò più di stare male volta che mangio anche il banale omogeneizzato o le appetitose zucchine…

Perché, perché, perché….

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2013 in Aspetttive, cancro, Dilatazione, Handicap, Salute

 

Roselline

 

Sono felice.

Ho paura solo a nominarla…la felicità. Ma la sento. La sento lieve lieve, la sento alleggerire la mia carne, la sento farmi sgorgare un sorriso. La sento.

E ne ho paura.

Da quando il cancro è entrato a far parte della mia vita, rubandosene un pezzo… e apparentemente  rubando anche “la speranza”…  cercando di rendermi ostaggio di sè… nonostante la dumping, nonostante le crisi di  ipo/iper glicemia….nonostante la stanchezza….la speranza di “vivere” e non di sopravvivere… c’e’. Eccome.

Quest’anno l’ex Provveditorato mi ha ancora concesso di seguire uno speciale progetto che riguarda l’insegnamento della  lingua italiana per stranieri adulti ( molto articolato, molto molto utile ed interessante) ma… a differenza dello scorso anno, è cambiata la dirigenza e …. STO LAVORANDO!!!!! LAVORANDO SUL SERIO. Grazie nuova Preside, sei maiuscola.

SISSSSI’, sto lavorando con passione, con soddisfazione… con Vita.

Continuo ad alzarmi molto presto per ovviare i problemi mattutini, in modo da essere ad un orario decente a scuola ma… quest’anno, uscire di casa non mi addolora, non mi da quel senso di inutilità che ho provato nei lunghi mesi trascorsi… mi da gioia, ma gioia davvero. Ho tempi di autonomia limitati ma … ci sono!!!!

Tante volte, quando al mattino avevo forti dolori mi lasciavo trascinare dal dolore… e mi chiudevo in casa… Tanto… a che sarebbe servito varcare la porta della scuola…

Quest’anno i  dolori continuano ad esserci e, siccome so che in genere  passano … mi stendo … urlo un poco ma poi… esco E VADO AL LAVORO. Sorridendo. Non mi chiudo in me stessa maledicendo la pessima qualità di vita.

Eggià, perché potere lavorare, per chiunque, ma soprattutto per chi proviene da una malattia oncologica, significa pensare di potere “ricominciare a vivere, potere ricominciare a sperare”. Oltre alle parole, oltre alle filosofie.

Con i fatti.

Sono stati scritti trattati rispetto al re-inserimento lavorativo degli oncologici, sono stati scritti fiumi di parole sul valore propedeutico alla guarigione del lavoro… ma evidentemente lo scorso anno non sono stati letti da tutti.

Pazienza.

Poi guardo Maria e penso a quanto sono fortunata, guardo mio marito e penso alla fortuna che ho  nell’averlo vicino, guardo le mie amiche e il calore del loro affetto mi riscalda.

Queste cose le avevo anche lo scorso anno. E’ cambiata la lente con cui guardo tutto… oggi…sentendomi attiva… è diversa. E’ positiva!!!

Come ho sempre sostenuto meglio un disabile che lavora che un disabile assistito.

Posso solo ringraziare la sensibilità , la professionalità e l’integrità di chi mi sta dignitosamente riconducendo alla vita consentendomi di esercitare un sacro diritto: il diritto al lavoro e al contempo utilizzando al meglio le risorse disponibili per migliorare la qualità di un servizio.

La rosellina che ho inserito l’ho fotografata stamattina, uscita di casa, in giardino,  prima di andare al lavoro.

Avrei notato la rosellina un anno fa?

 

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2012 in cancro, futuro, Handicap, Lavoro

 

Revisione invalidità… disoccupazione/occupazione lavorativa

Sono reduce dalla visita per la revisione dell’invalidità.

A maggio avevo fatto richiesta (in quanto la commissione è unica) sia per la revisione dell’invalidità, sia per la situazione di handicap con gravità.

Credo, e spero per mero errore materiale,  la commissione – riunita – ha valutato SOLO la gravità (riconosciuta)  ma non il grado di invalidità (avevo il 76%).

Oggi, quindi,  si è nuovamente riunita la commissione per valutare le percentuali.

Entro e, a parte la già conosciuta segretaria verbalizzante,  vedo  persone “nuove” e molto giovani… Bene, mi dico… vediamo…

Per puro caso, prima di entrare guardo l’ora e poi.. all’uscita la riguardo : 7 minuti!!!

Nome, cognome, patologia… peso e altezza. Nel senso che mi fanno accomodare sulla bilancia … e lì la prima incongruenza: 54 kg (magari… ne peso 49,5, massimo 50) e altezza 1,72 (magari, sono un misero 1,62).

A quel punto sollevo il problema.

Mi guardano stranite e smettono di chiacchierare tra loro … eggià perché mentre stavo cercando di raccontare di me… loro parlavano tra di loro.. ad esclusione della verbalizzante che… verbalizzava!

E solo a quel punto, un membro della commissione,  si alza,  va sulla bilancia … e dadadadannnnn rileva che non va!!

Bene!

Mi chiedono nuova documentazione rispetto a quella di maggio (due mesi fa… due) e ridico che da maggio, a parte il doppio palloncino (sob ) e la diretta addome non ho fatto altro. Mi fanno una domanda poco pertinente e null’altro!

E a loro è bastato.

Mi dicono di accomodarmi e che avrei avuto la risposta entro tre settimane.

Beh, io non so come sarà l’esito della “visita”… se vogliamo chiamarla visita….

Certo è che ho trovato persone assolutamente poco professionali, poco interessate al paziente, se non un manifesto atteggiamento di maleducazione dichiarata. Ad un certo punto infatti ho detto alla verbalizzatrice: mi fermo … non parlo fintanto che non mi ascoltano …

Non so con quali titoli queste persone si siano trovate in 7 minuti a valutare una persona… forse, come mi ha suggerito una mia amica, hanno vinto un concorso per ottima valutazione sulla conoscenza della lingua inglese.

Patetiche!

Perchè il titolo?

Perchè trovo assurdo il metodo di reclutamento nel pubblico impiego (di cui faccio parte), ecco perchè

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2012 in cancro, Handicap, Invalidità, Medici

 

Pensieri sparsi e voglia di normalità

Come chi mi legge “sa”… quando non scrivo per diversi giorni .. è perché sto cercando di metabolizzare esperienze.

Il 30 aprile sono andata a fare l’ennesima dilatazione.. con poche speranze… visto anche il parere del chirurgo ferrarerse e invece.. i gastroenterologi bolognesi sono stati relativamente soddisfatti e me ne hanno messa in calendario un’altra tra un mese… Ovvio che la mia domanda è stata: ma allora, se l”li” da 8 mm siamo passati a 10 mm (si, capito bene, 1 cm… ridicolo… ma da gioire perché sempre di un lieve miglioramento si tratta) perchè sto peggio? E mi sono sentita rispondere di aver vinto un altro bellissimo esame invasivo: una bella sondina inserita dal naso che andrà ad esplorarmi dentro… bello no?

Altro evento da metabolizzare… venerdì sono andata alla visita della medicina legale per la revisione dell’invalidità. Sia in termini di percentuale, sia in termini di gravità. Ci sono andata con animo ”rabbioso”, ricordando la prima volta in cui … qualche mese dopo l’intervento .. in chemio… mi sono vista negare la gravità … Sissì…. quindi…. Questa volta, come l’ultima, invece, ho trovato una commissione relativamente competente ( mi hanno anche pesato…. che dire?) e alla fine, come l’altra volta, hanno confermato sia la percentuale 76% che lo stato di grave handicap. Sono uscita inizialmente sollevata, con la consapevolezza di potere usufruire di un orario lavorativo flessibile (ed era quello che mi interessava), perché,come ho sempre detto: meglio un disabile al lavoro che un disabile assistito. Poi mi sono resa conto, con tristezza, del perché ero contenta: perché venivo riconosciuta disabile grave. E la voglia, fortissima, di una vita diversa mi ha sommersa… facendomi vacillare per qualche giorno… Poi il quotidiano, mia figlia, mi hanno ricordato che comunque una vita ce l’ho e anche tante cose di cui gioire ( in mezzo al dolore del mangiare ehhh… quello non lo posso dimenticare…)

Altra questione da metabolizzare… ieri sono andata ad una riunione relativa al progetto che seguo ( o meglio, che avrei dovuto seguire se me ne fosse stata data la possibilità). E ho toccato il fondo. Sto seriamente pensando di chiedere conto dei soldi che lo stato mi ha dato ogni mese, da settembre, e che non sono riuscita a guadagnare onorevolmente. Sulla carta avrei dovuto fare da coordinamento su un bellissimo progetto relativo all’insegnamento della lingua italiana per stranieri… Sulla carta… di fatto, a parte uno sporadico monitoraggio.. io è l’acqua abbiamo avuto la stessa trasparenza. E ieri, la riunione verteva su una importante progettazione per l’anno prossimo. Ho sentito il mio capo ( sì, colui che non riconosce il mio ruolo, perché “imposto” e quindi MAI utilizzato.. ) che quel progetto era oneroso in termini di risorse umane e che chiedeva aiuto agli Enti… E io lì, da mesi a languire. A sognare di potermi rendere utile. Sono uscita dicendo BASTA!!!!!! Perchè utilizzare, e pagare, personale esterno? Perchè? Ho rivissuto il momento in cui ho accettato la proposta di seguire questo bellissimo e utile progetto , il momento in cui l’ho confezionato e presentato, il momento in cui è arrivato il decreto e l’aspettativa gioiosa del “ mettermi in gioco”. Il successivo dolore del sentirmi dire dal mio capo che lui questa “cosa” non l’aveva voluta e chiesta.. il sentirmi dire che non aveva spazio fisico per me, il non farmi trovare una sedia e una scrivania. Il lasciarmi 3 ore nell’atrio in piedi.. e, successivamente, il non rendermi partecipe di NULLA. Questo è stato il mio anno scolastico..Per carità la scrivania poi è stata trovata (…) Le pochissìme cose fatte (monitoraggio) le ho strappate.. per non morire. E mi sono chiesta tante volte il perché… E pensare che questa attività sarebbe utilissima, andrebbe implementata e darebbe grandi benefici in un momento, come quello attuale, in cui il “problema” straniero viene fortemente vissuto…. Vediamo in futuro.. dovrebbero esserci cambiamenti!!!!

Ieri mattina ho letto la notizia ANSA di un personaggio amato dai bolognesi che si è suicidato. Oltre al dispiacere perché era una persona che apprezzavo, ho cominciato a prestare attenzione alle voci sempre più insistenti, presenti nella rete, che lo riconoscevano sì, come persona sofferente di depressione, ma ostacolato pesantemente nel suo lavoro. Nessuna analogia, per carità, la semplice comprensione di chi subisce quotidianamente vessazioni che possono portare a gesti estremi. Questo è quanto.

Perchè l’immagine? Perchè simbolizza la grande fatica che faccio a tacere. Per fortuna c’e’ il blog 🙂

 
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Pubblicato da su 10 maggio 2012 in blog terapia, cancro, Dilatazione, Handicap, Lavoro

 

Bianco su nero

Bianco su nero

Oggi racconto di uno straordinario  libro appena finito di leggere “Bianco su nero” di Ruben Gallego.

Ruben, un bambino  con un gravissimo handicap – muove solo due dita -ma con capacità intellettuali integre.

Mi ha colpito visceralmente per la durezza delle situazioni psicologiche e fisiche e per la leggerezza con cui le stesse vengono descritte.

Senza un filo di pietismo.

Lirica pura.

Ruben si narra descrivendo la sua vita, in Russia, una volta allontanato dalla madre tra orfanotrofi, ospedali e ospizi (temuti e odiati perchè, lì, si va a morire).  Fintanto che non riesce a scappare, a ritrovare la madre e a costruirsi una famiglia e un ruolo nella società.

Una storia, nel  finale,  solo intuita e accennata. Tutto il racconto si snoda tra la vita di Ruben bambino e Ruben adolescente.

Sono un eroe. E’ facile essere un eroe. Se non hai le braccia o le gambe, o sei un eroe o sei morto. Se non hai i genitori, fa affidamento su braccia e gambe. E sii un eroe. Se non hai né le braccia né le gambe e hai anche pensato bene di restare solo al mondo, è fatta. Sei condannato a essere un eroe sino alla fine dei tuoi giorni. O a crepare. Io sono un eroe. Non ho altra scelta.”

Parole da cui attingere a piene mani, parole come pietre, parole con cui misurarsi quotidianamente.

Che portano a riflettere sulla forza degli individui e sulla forza che i bambini posseggono.

E, a proposito della forza dei bambini,  vi segnalo che il 17 e 18 febbraio la FIAGOP onlus (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) organizza a Roma la “X giornata mondiale contro il Cancro Infantile“.
Dal 3 al 20 febbraio  sarà infatti possibile donare 1 euro con un sms al n. 45593 e/o 2 euro da rete fissa per finanziare il progetto “Supporto Psiconcologico in Pediatria – Sostieni i bambini e gli adolescenti colpiti da tumore e le loro famiglie”..

Le parole di Ruben: scrivo della forza fisica e spirituale. Della forza che è in ciascuno di noi. Della forza che supera qualunque barriera e vince. Ogni mia storia è il racconto di una vittoria

 

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2012 in Bambini, cancro, famiglia, Handicap, Salute

 

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Spinta in avanti..

Spinta in avanti..

Stavo riflettendo sul tempo perso..

La retorica sul valore del tempo si spreca e io non posso permettermi ne’ di essere retorica ne’ di perdere tempo!

Ho trascorso una notte insonne… l’ansia di non essere libera dalla malattia.. il bisogno di credere nel presente e … nel futuro.

Il potermi immergere nell’amore per mia figlia, per  la mia famiglia, per le tante amiche vicine…

Il potere progettare una raccolta fondi per sentirmi utile..

Il potere progettare la festa del mio compleanno per coccolarmi.

Il potere sperare di dimostrare dignità lavorativa   e  che “ci sono” nel senso che posso, adeguatamente supportata,  essere utile ancora a qualcuno.

Il potere sperare di non dovere ogni volta dimostrare che posso lavorare anche se con ritmi flessibili… senza dovere sempre ricordare -umiliandomi- che ho una patologia di grave handicap.

Sono una persona modestamente ambiziosa, che per anni ha gestito.. bene/male.. non so… un Ufficio (integrazione disabili… sembra uno scherzo, vero?) che ho amato fortemente, dando tutto quello che potevo (per il servizio e… perché no, anche per soddisfazione personale).

Ricordo con dolce malinconia le ricerche fatte, i convegni progettati, le pubblicazioni, l’attività di relatrice ai convegni..

Che periodo meraviglioso..

 Sentivo la vita scorrere dentro di me!

Poi l’avventura dell’insegnamento agli stranieri, una nuova attività che  si è rivelata  stupenda.
Questo nel recente passato.

Ora, la gestione di un progetto,  che deve portare a uniformare gli standard di qualità dell’insegnamento della lingua italiana tra i soggetti pubblici e privati che erogano tale servizio e a formare i relativi insegnanti…

Un’altra meravigliosa avventura.

 Che PERO’per diversi motivi ha incontrato opposizioni..

Di leadership? di permalosità? Non so.. a me viene costantemente detto che non sono io il problema ma di come è nato il progetto…

Quindi non è il progetto in discussione… MA SI PUO’?

Quante notti insonni a chiedermi perché di fronte ad una opportunità, qualcuno si trincera dietro al burocratese più squallido..

Perché?

Perché mettermi nelle condizioni di isolamento, perché?

Perché mettermi nelle condizioni di grande umiliazione, personale e professionale?

Perchè , di fatto, non farmi lavorare?

Perché?

Domande fatte di persona ovviamente… ma senza risposta!! Se non con sorrisi velenosissimi.

E sono trascorsi mesi!

 Nel frattempo mi barcameno tra i dolori quotidiani dovuti al malassorbimento, la dumping, i cali glicemici  e la voglia di tornare “alla mia vita”

Privata  e lavorativa.

Mi barcameno tra il bisogno  di mangiare e la voglia di non farlo.

Perché mangiare per me è dolore.

Si, dolore.. nonostante mi alimenti ancora con pappette e omogeneizzati!

La mia giuntura infatti si è stretta e per quanto ogni tanto vada dal chirurgo gastrenterologo ad aprirla il lume è meno di un cm… un mignolino…

Ovvio che non passi molto cibo..

Mi barcameno nella gestione del tempo perché devo mangiare lentamente ( perdo circa 2 ore, 2 ore e mezzo) e senza potere parlare perché se entra aria… oltre al dolore, di mangiare proprio per qualche ora non se ne parla più…

Giustificare che dopo pranzo NON posso esser subito operativa… ho bisogno almeno di un’ora….

Giustificare una stanchezza che NON si vede ma che è legata alla mia patologia..

Che dire?

 

Scrivo queste cose andando oltre il normale riserbo perché…. Sono stufaaaaaaaaaaaa.

Non so se ora migliorerà la situazione, intanto sono stati buttati via MESI della mia vita lavorativa intrinseca alla mia VITA!!

Ci sono giorni in cui il dolore è ancora più forte e sono i giorni in cui ho avuto una riunione con persone con cui lavoravo “prima” e che ora si sono trovati davanti un essere che ha lo stesso nome  ma non è più la stessa persona.

Perché subire queste vessazioni?

 Perché mi sono ammalata?

Sarebbe meglio allora chiedere il pensionamento.. stare a casa… a 52 anni.. e fare pagare allo stato sia la mia pensione sia lo stipendio relativo al mio posto in organico? … per me che, come tanti oncologici, vede nel lavoro un riscatto dalla malattia, per lo stato che deve sborsare due volte uno stipendio… non ci sono parole…

E lo STATO siamo noi… mannaggia!!!!

 Ho parlato di ambizione.. non sono solo ambiziosa, sono anche modestamente orgogliosa, un orgoglio che mi spinge comunque a provare, a sperimentare. A riprovare e a risperimentare.

Che  mi spinge ad uscire anche quando il mio fisico si ribella…
perché questa è VITA.

 Se ripenso alle notti insonni, al dolore psicologico provato e che provo ogni volta che oltrepasso la soglia della scuola… la rabbia sale…

E come mi è stato detto… di rabbia si nutrono i tumori…

 Puah…

Credo che oggi cercherò di rischiarare il buio che sento dentro.. andando al cinema con la mia amica Donatella a  vedere un film lieve lieve..

E forse avrò una spinta in più per combattere per il diritto al lavor, per il diritto al rispetto personale e professionale.

Che la mia battaglia possa servire ad aprire spiragli nel chiuso del menefreghismo.

Chissà.

So che sarebbe bene pensare e scrivere positivo ma … non sono un robot e una sana rabbia credo vada declinata, dichiarata e combattuta… anche attraverso un blog.

Perché lavorare, dopo una malattia importante, convivendo con danni metabolici importanti… è un diritto.

E non trovo giusto tacere  di fronte a palesi inutili soprusi.

Un sorriso, Claudia e passo dopo passo, faticosamente,  forse potrai risalire la china… aspettando il prossimo esame… ovviamente

 

 

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2012 in Amicizia, Handicap, Lavoro, Salute