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Archivi categoria: Terremoto

Stabilità

Girando per Ferrara… ovviamente con il naso rivolto ai tetti… ho provato, stamattina, una grande tristezza.

La mia città, quasi deserta, e piena di ferite. La via della mia amica A., in pieno centro storico,  completamente transennata. Un incubo anche solo pensare di “passarci dentro” per andare a casa sua.

Destabilizzante. No, non basta: impressionante.

E la terra continua a tremare. L’accelerazione di un camion ti fa rabbrividere. Non sopporti più i rumori appena sopra la norma. Un banale tuono ti fa sobbalzare…. mentre “pensavi” di esssere serena.

E invece no, non sei serena… attendi… cosa? Il silenzio, la pace… la stabilità.

Poi arriva la sera, la sera che precede la notte. E qui le poche certezze vacillano. La notte spaventa, vorresti dormire perchè sei stanchissima ma hai paura di dormire. Hai paura di peredere il controllo di una situazione che comunque non gestisci tu.

E intanto cerchi di rasserenare tua figlia, cerchi di dare un senso a quanto sta capitando, cerchi di capire come è meglio comportarsi. E pensi che comunque sei fortunata perchè la tua casa, a parte qualche crepa… è in piedi.

Il tempo, in questo periodo,  si è come cristallizzato… in attesa, pure lui… di stabilità

 

 

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Pubblicato da su 13 giugno 2012 in Paura, Terremoto

 

Le incontro tutte io?

La terra continua a tremare.. anche stanotte, epicentro a Finale, intensità   4.1… E ti riavvolge la paura che prende il posto al senso di inquietudine di cui è impregnata la tua vita da domenica…

Poi viene mattina e con la luce i pensieri si addolciscono… e la memoria va a quanto accaduto ieri pomeriggio.

Si sa che il mio adorato Max è uno “scappadizzo” e quindi per la seconda volta ho chiesto ad amici il nome di qualche bravo addestratore. Annik me ne ha fatto uno.

Una decina di giorni fa finalmente riusciamo a vederci, io e l’addestratrice (due volte ho rimandato io, una volta lei… ma finalmente ci vediamo).

L’incontro era per verificare se il mio cane poteva esser addomesticabile e in che modo. Non una lezione.

Arrivo nella struttura  vicino a Cona e mia accoglie la proprietaria. La scuola consiste in un prato recintato. Null’altro, neppure una fontanella con l’acqua… ma vabbè, l’importante è che l’addestratrice sia brava…

Subito mi dice di liberare il cane e alle mie perplessità (perchè so che se lo libero… non lo riprendo fino a quando non vuole “lui”), la signora mi fa notare  che il campo è recintato. Eggià, lo vedo pure io … ma è anche grande…. e infatti… che succede? Dopo il quarto d’ora in cui Max è stato osservato, l’addestratrice cerca di riprenderlo. Nulla da fare, Max da  il meglio di sè e solo dopo un’ora e mezzo RIESCO a riprenderlo. Devo dire che non sono rimasta positivamente colpita dalla signora anche perchè la sua proposta operativa consisteva (e qui a ragione) nel cercare di ottenere fiducia nel cane… ma… in che modo? Con massaggi…

La saluto e prendiamo appuntamento per il 23 a casa mia per iniziare le lezioni.

Prima di andare via, per educazione, solo per educazione,  le chiedo se le devo corrispondere qualcosa… e la signora mi dice: 30 euro. Devo dire che ci rimango male! Non era un incontro interlocutorio? Vabbè, cerco i soldi e come mi succede spesso sono senza. Le chiedo se può seguirmi al bancomat e lei mi dice che avrei potuto provvedere la volta successiva.

Non pensavo di servirmi più della sua “competenza”, pensavo di portale 30 euro e salutarla…

Poi il terremoto, la paura,  le scuole, gli uffici chiusi…  ovviamente mi fanno dimenticare che mercoledì ci sarebbe iniziata la lezione…

E ieri mi telefona perchè non trova la mia casa e io scusandomi, le dico che con il terromoto onestamente non pensavo più alla lezione concordata 10 gg prima. Le dico che la raggiungo per pagarla…

La raggiungo e  le chiedo quanto le devo…  mi risponde…. 60  euro.

Forse sono troppo nervosa, non so, però le dico  che mi sembra eccessivo e le  manifesto le perplessità legate al nostro primo incontro. E la signora dolcemente mi risponde che lei aveva “perso un’ora e mezzo del suo tempo”. Sì, vero, ma non per fare lezione, bensì per rincorrere un cane che ha voluto liberare e che sapeva essere “scappadizzo”. Ma tantè!

E le ho dato i soldi.

Poi, forse la sensazione di sentirmi derubata, non so, forse un forte  senso di sopraffazione legata al tono durissimo con cui mi ha parlato…fa sì che  un secondo prima che partisse con la sua automobile, le ho chiesto la ricevuta fiscale di cui mi ero dimenticata.

Apriti cielo.

Non contenta le ho dico: visto che le sto pagando l’ora (e questo è giusto, visto che non ho disdetto), ora sta qui -con me- un’ora.

A quel punto URLANDO ha buttato i soldi fuori dall’automobile e mi ha detto che sono da TSO.

Ma le incontro tutte io?

Lo so, potevo essere “una signora” ma ieri non ne avevo voglia e poi… perchè farsi prendere per il naso da una personcina così professionale?

Rientrando a casa… dal sedile posteriore, mi è sembrato sentire Max ridere… ha capito che anche stavolta gli è andata bene… maledettissimo!!! 🙂

 

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2012 in Max, Terremoto

 

Voglia di normalità

La notte tra sabato e domenica  scopro, sulla mia pelle, cosa sia  il terremoto. Sempre “conosciuto” in televisione, vissuto tramite le parole angosciate di chi lo ha subito o di chi ha portato aiuti. Con partecipazione… ma sempre dall’esterno…

Oggi, ci sono dentro e in certi momenti mi sembra impossibile, come quando ho scoperto di avere il cancro: proprio a me?

Da domenica il senso di instabilità che purtroppo la malattia si porta dietro è diventato ancora più forte. Da sempre ho  ritienuto che “il rientrare a casa” mi potesse, in qualche modo, riparare dalle angustie del mondo. Mi potesse fare sentire protetta dai guai del mondo. Mi potesse ricaricare dai dolori esterni.

E invece…

Invece, scopro che proprio “quelle” mura di casa possono diventare  mortali e le piccole sicurezze conquistate franano.

E comincio a vivere aspettando la prossima scossa, vivendo, da domenica,  con le scarpe addosso e vestita… pronta a scappare.

Vivendo nel terrore.

Mi rimbomba nelle orecchie il rumore agghiacciante del terremoto, che solo chi l’ha vissuto può comprendere, un rumore particolare… terribile.. e la casa che trema,  che ingoia le tue sicurezze, che ti fa sperare di riuscire a conquistare la porta di casa senza rimanere sotto le macerie….

La notte trascorsa in automobile, nell’incredulità più assoluta. A cercare di rasserenare  gli occhi sbarrati di tua figlia, reduce da L’Aquila, nel 2009, dove era andata a portare aiuti e che ora rivive l’orrore di quelle popolazioni…

Poi fortunatamente cerco di razionalizzare e  rimane l’ansia, anzi diventa, se possibile, ancora di più parte della tua vita, ma riprendo a “ragionare”, preparo una valigia con l’essenziale in automobile e… ricomincio a vivere.

Dormendo in tavernetta perché le scosse continuano a sentirsi…

 
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Pubblicato da su 22 maggio 2012 in Paura, Terremoto

 

20 maggio 2012

Dalle quattro sono sveglia. Forzatamente sveglia. Dolorosamente sveglia. Paurosamente sveglia.

Trascorsa una serata tranquilla in compagnia di cari amici: quattro chiacchiere, due risate, un programma appena abbozzato di vacanze estive. E poi tutti a letto, serenamente. Dopo aver visto rientrare Maria, felice,  dalla sfilata del Palio…

Alle 4 mi sveglio nel panico: tutto “vortica”… la casa trema….. Comincio a gridare il nome di mia figlia e di mio marito per svegliarli e farli USCIRE… Mia figlia ci mette un secondo di troppo e nel sussultare del terremoto salgo i gradini per andare da lei. (E’ proprio vero che per noi genitori i figli “vengono prima”) ma della direzione dei miei piedi mi rendo conto solo quando siamo fuori, in auto tutti e tre, anzi quattro, c’era anche Max.

Raccontarsi la paura nelle ore trascorse al chiuso dell’ auto nel  raccontarsi il senso di impotenza e di fragilità per crescere insieme…

Stare collegati su FB per gli aggiornamenti che il segretario di un partito ha dato (si, non le istituzioni, il segretario di un partito).

E ringraziare  che esista la rete, che esistano i social network.

E lentamente, tra una scossa e l’altra arriva la luce, e con la luce una lente diversa con cui guardare in faccia l’orrore di non sentirsi al sicuro tra le mura di casa. La casa, il simbolo dell’accoglimento e della sicurezza.

Poi guardo Maria, Giorgio e Max… e ringrazio

 
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Pubblicato da su 22 maggio 2012 in famiglia, Terremoto